Volevo solo essere un sacerdote

Riportiamo un’intervista, pubblicata dalla Catholic News Agency americana, all’arcivescovo di Los Angeles José Gómez, oggi presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.

Opus Dei - Volevo solo essere un sacerdote

Quando diventò sacerdote quaranta anni fa, l’arcivescovo José Gómez non si aspettava che un giorno avrebbe diretto la più grande arcidiocesi degli Stati Uniti, Los Angeles, o la Conferenza Episcopale del paese.

“Volevo solo essere un sacerdote” ha affermato alla CNA Gómez con una risata, commentando la sua elezione. “In qualche modo Dio voleva da me ciò che sto facendo, e semplicemente conto sulla grazia del Signore per essere in grado di compiere con fede quello che Lui mi sta chiedendo.” E ha aggiunto: “E conto anche sull’intercessione di Nostra Signora di Guadalupe” spiegando di aver affidato il proprio ministero di vescovo alle preghiere della Beata Vergine Maria.

"semplicemente conto sulla grazia del Signore per essere in grado di compiere con fede quello che Lui mi sta chiedendo"

Gómez, 67 anni, è stato eletto il 12 novembre come presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti. L’arcivescovo, nato a Monterrey, in Messico, e ordinato sacerdote in Spagna, è il primo latinoamericano a guidare la Conferenza Episcopale, nonché il primo immigrato.

La sua elezione è storica, ma non si tratta di una sorpresa. Nel 2016 Gómez è diventato vicepresidente della Conferenza, una struttura di direzione centrale che consta di quasi duecento vescovi e con più di trecento impiegati. Il vicepresidente tradizionalmente viene eletto per la carica più alta, quindi Gómez sapeva che la sua elezione era probabile.

Ma, come ha raccontato alla CNA, la vera sorpresa è stata proprio diventare vicepresidente, tre anni fa: “Non mi aspettavo di diventare presidente. Qualcuno sostenne il mio nome per l’elezione come vicepresidente. Con mia sorpresa venni eletto, e, quando diventi vicepresidente, aumentano le probabilità di diventare presidente. L’intero processo per me è stato una sorpresa, ma vedo che Dio mi sta chiedendo di farlo, e prego soltanto che con la sua grazia possa fare un buon lavoro.”

"vedo che Dio mi sta chiedendo di farlo, e prego soltanto che con la sua grazia possa fare un buon lavoro"

L’arcivescovo ha detto alla CNA che il suo obiettivo è “provare a vivere quello che predico e, inoltre, il ministero per le persone comuni, che è la cosa più importante”. Il suo ministero, ha detto Gómez, include il servizio “ai miei fratelli vescovi, sacerdoti, diaconi, e ai fedeli laici.”

Gómez ci fa sapere che di solito impiega molto tempo in occupazioni di responsabilità amministrative, e che queste aumenteranno adesso che inizia il suo mandato da presidente. Ma aggiunge che, anche facendosi carico di queste responsabilità e mettendole in pratica, trova il tempo per costruire relazioni pastorali che per lui sono molto appaganti.

"Il fatto di essere l’arcivescovo di Los Angeles mi dà la bellissima opportunità di stare con la mia gente, perché ci sono moltissime persone attive in questa diocesi. E ce ne sono anche nella Conferenza dei vescovi, dove la cosa più importante è servire le persone, ragion per cui spero di avere ancora l’opportunità di passare del tempo con la gente, in eventi dove ci sono persone, e che possa continuare ad essere un pastore, perché credo che questa sia la mia vocazione.”

"spero di avere ancora l’opportunità di passare del tempo con la gente"

Gómez è il primo vescovo eletto a guidare la Conferenza ad essere membro dell’Opus Dei, una istituzione della Chiesa Cattolica, fondata in Spagna e sostenuta dal papa san Giovanni Paolo II, istituzione che si concentra sulla ricerca della santità nella vita di tutti i giorni e sulla chiamata alla santità di tutti i cattolici laici. L’arcivescovo divenne membro dell’Opus Dei quando era uno studente universitario, e in seguito diventò sacerdote all’interno dell’Opus Dei, che formalmente è una prelatura personale.

La visione della Chiesa dell’arcivescovo, incentrata sulla collaborazione e l’amicizia tra i laici e il clero, e sull’idea che ognuno può diventare santo, è frutto della sua esperienza nell’Opus Dei.

La spiritualità dell’Opus Dei - ha detto a CNA “sostanzialmente consiste nella lotta per la santità - santificazione personale - e nel servizio. Nel condividere la nostra fede con tutti quanti.

La maggior parte dei membri dell’Opus Dei sono fedeli laici che vivono le loro vite lavorando, provando a diffondere la fede e ricercando la santità. Tutti quanti, a partire dal papa, fino ad ogni vescovo, sacerdote e diacono, siamo chiamati a lottare per la santità, in forza della chiamata universale alla santità, come ci ricorda il Concilio Vaticano II e anche come sta facendo papa Francesco, che insiste sul fatto che dobbiamo essere discepoli missionari, il che significa portare la fede a tutti.”

"la chiamata universale alla santità è una realtà nella vita della Chiesa"

Gómez ha detto alla CNA che l’Opus Dei, insieme a movimenti quali il Cammino Neocatecumenale e Comunione e Liberazione, che hanno aumentato la loro popolarità negli ultimi decenni, sottolinea che “la chiamata universale alla santità è una realtà nella vita della Chiesa. Tutte queste diverse entità che promuovono la vocazione dei fedeli laici sono una benedizione per la Chiesa."

"Per opera dello Spirito Santo nella Chiesa universale molte persone che agiscono come istituzioni o movimenti portano la bellezza della vita cristiana all’attenzione dei fedeli laici di tutto il mondo” ha aggiunto Gómez, paragonando le diverse realtà della Chiesa alla differenza tra gli apostolati e ai modi di servire nelle parrocchie, che per lui sono “il centro della vita cristiana negli Stati Uniti.”

L’arcivescovo ha detto che nel suo ministero come vescovo guarda all’esempio di papa san Giovanni Paolo II, e che, è stato influenzato positivamente e ispirato da tanti vescovi americani.

"Chiaramente negli Stati Uniti ho avuto la benedizione di lavorare insieme all’arcivescovo Chaput, poiché ero il suo vescovo ausiliare. Lui è stato un meraviglioso esempio da seguire per me. Ho preso ispirazione anche da molti altri vescovi: l’arcivescovo Josep Fiorenza, l’arcivescovo Patrick Flores e il cardinale William Levada, che è appena scomparso e che era un buon amico."

Levada, racconta Gomez alla CNA “mi chiese, quando ero un giovane vescovo ausiliare, di diventare membro del comitato sulla dottrina della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. Questo mi ha aiutato a conoscere il lavoro della Conferenza."

Gómez prende il timone della Conferenza Episcopale in un periodo difficile. Gli scandali sessuali emersi nel giugno 2018, con le rivelazioni di abusi da parte dell’ex cardinale Theodore McCarrick, hanno preoccupato i vescovi e i laici cattolici.

Anche il panorama ecclesiastico è mutato; il pontificato di papa Francesco è differente nei toni e nello stile da quello del suo predecessore. Alcuni vescovi americani sono stati accusati di resistenza a Francesco e i vescovi hanno risposto alla sua leadership in modi vari.

"la realtà è che siamo uniti nel nostro ministero e nella nostra Chiesa"

“La realtà dei vescovi negli Stati Uniti e che siamo tutti fedeli a papa Francesco” ha detto Gómez alla CNA. “Penso che siamo tutti uniti. C’è una qualche sensazione che possa non essere così. Ma la realtà - quello che io vedo - è che siamo uniti nel nostro ministero e nella nostra Chiesa.”

"Ciascun papa porta avanti alcuni aspetti nella vita della Chiesa che, per grazia di Dio, ritiene essere più importanti. E noi, come vescovi degli Stati Uniti, cerchiamo di essere più attenti a questi aspetti, provando a metterli in pratica nel nostro ministero.”

Gómez sa bene che lo stile di guida di papa Francesco non è simile a quello dei suoi predecessori. “Penso che ci vorrà del tempo affinché le persone capiscano davvero la spiritualità di papa Francesco.”

“Credo che ci siano molti, tanti aspetti che sono differenti. Sia culturalmente che spiritualmente; è la prima volta nella storia della Chiesa che c’è un papa che viene dall’America Latina. E alcuni di noi, che hanno avuto questa esperienza, sanno che si tratta di una cultura differente da quella europea, o degli Stati Uniti, o dell’Asia.” ha detto Gomez.

“È anche la prima volta di un papa gesuita. Ogni comunità religiosa, e il clero diocesano, ha una spiritualità differente.”

"Credo che i vescovi degli Stati Uniti, e io personalmente, stiamo imparando come apprezzare i differenti aspetti della spiritualità e della cultura di papa Francesco.”

Gómez ha aggiunto che “ogni vescovo ha la sua spiritualità e il suo ministero nella diocesi, a seconda delle necessità della diocesi stessa”, ha detto notando la differenza nelle sue esperienze durante il servizio a Denver, San Antonio e Los Angeles.

"la Chiesa negli Stati Uniti sta imparando a come rivolgersi ai bisogni delle persone di tutto il mondo"

“San Antonio era praticamente una comunità di due culture: quella ispanica e quella anglosassone. Invece a Los Angeles abbiamo gente da tutte le parti del mondo. Quindi il mio ministero qui è differente.”

Una cosa sulla quale papa Francesco insiste molto è il rispetto della cultura delle persone, dei modi diversi di vivere il culto. Le persone in Perù, in Messico, o del Vietnam hanno modi diversi di vivere il culto e la fede. Così la Chiesa negli Stati Uniti sta imparando a come rivolgersi ai bisogni delle persone di tutto il mondo”, ha aggiunto Gómez.

All'inizio del suo mandato di presidente, Gómez ha detto alla CNA che spera di aiutare la Chiesa "a comprendere veramente le realtà culturali del popolo degli Stati Uniti. Penso che sia importante per tutti noi essere più aperti a questo."

"Con gli immigrati, ciò di cui parlo non è l'assimilazione, ma l'integrazione: che siano integrati nella vita degli Stati Uniti e nella vita della Chiesa."

Gómez ha evidenziato l'importanza di comprendere la diversità delle culture nella Chiesa e ha anche sottolineato la fonte dell'unità della Chiesa.

"Ovviamente ho le stesse verità che tutti noi abbiamo, gli insegnamenti di Gesù Cristo, nella Chiesa cattolica."

Intervista a cura di J. D. Flynn.