Commento al Vangelo: Vegliate!

Vangelo della 1ª domenica di Avvento (Ciclo B) e commento al vangelo.

Opus Dei - Commento al Vangelo: Vegliate!

Vangelo (Mc 13, 33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

— Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!


Commento

Siamo entrati nel tempo di Avvento, un tempo di conversione e di preparazione alla venuta del Signore. E nel vangelo di questa domenica risuona l’esortazione di Gesù rivolta a tutti: “Fate attenzione, vegliate” (v. 33).

Per sottolineare le sue parole, Gesù fa l’esempio del signore di certe terre che se ne va in un altro posto e lascia tutto nelle mani dei suoi servi. In particolare, dà al portiere l’incarico di rimanere a vegliare e a prendersi cura della casa fino al ritorno del suo signore.

Il ruolo del portiere è importante perché se egli si addormentasse o si occupasse di altro, i ladri potrebbero entrare nella casa e anche nelle terre del suo signore, oppure assalire i servi che sono rimasti a coltivarle. Inoltre potrebbe ritornare il suo signore e non accorgersene.

Sant’Agostino traduceva la vigilanza del buon portiere della casa in questi consigli concreti riferiti direttamente alla nostra capacità di amare: “Veglia con il cuore, veglia con la fede, con la carità, con le buone opere”[1].

Vegliare significa prima di ogni altra cosa amare gli altri, guardare tutti con affetto e comprensione, scoprendo le necessità di coloro che ci stanno accanto, e nelle quali possiamo riconoscere la venuta di Gesù senza farci trovare impreparati.

Papa Francesco ha spiegato questo aspetto importante della nostra vigilanza, dicendo che “la persona che fa attenzione è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri. Con questo atteggiamento ci rendiamo conto delle lacrime e delle necessità del prossimo e possiamo coglierne anche le capacità e le qualità umane e spirituali. La persona attenta si rivolge poi anche al mondo, cercando di contrastare l’indifferenza e la crudeltà presenti in esso, e rallegrandosi dei tesori di bellezza che pure esistono e vanno custoditi. Si tratta di avere uno sguardo di comprensione per riconoscere sia le miserie e le povertà degli individui e della società, sia per riconoscere la ricchezza nascosta nelle piccole cose di ogni giorno, proprio lì dove il Signore ci ha posto”[2].

L’inverso di questa disposizione attenta agli altri e della vigilanza è il cattivo sonno e la negligenza. Secondo san Josemaría, è il “sonno dell’egoismo e della superficialità, disperdendo il nostro cuore in mille esperienze passeggere ed evitando di approfondire il vero significato delle realtà terrene. Brutta cosa è questo sonno che soffoca la dignità dell’uomo e lo rende schiavo della tristezza”[3].

Addormentarsi mentre si vigila significa dunque concentrarsi nel proprio io, nei propri desideri e nelle proprie preoccupazioni, senza tenere conto degli altri. Questo sonno rende sempre tristi e danneggia le persone che amiamo.

Invece, concludeva Papa Francesco, “la persona vigilante è quella che accoglie l’invito a vegliare, cioè a non lasciarsi sopraffare dal sonno dello scoraggiamento, della mancanza di speranza, della delusione; e nello stesso tempo respinge la sollecitazione delle tante vanità di cui trabocca il mondo e dietro alle quali, a volte, si sacrificano tempo e serenità personale e familiare”[4].

L’indicazione di Gesù ad essere vigilanti si traduce con la liturgia di oggi in un esercizio abituale della carità verso gli altri, come preparazione efficace al suo arrivo. Sapendo che Gesù non viene in veste di giudice severo che ci vuol castigare, che è venuto al mondo come un bambino indifeso e povero, che chiede di essere accolto, che si accontenta di una mangiatoia per gli animali e che viene per colmarci di benedizioni e di grazia fra le braccia di sua Madre e di san Giuseppe.

Pablo M. Edo


[1] Sant’Agostino, Sermo 93.

[2] Papa Francesco, Angelus, 3 dicembre 2017.

[3] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 147.

[4] Papa Francesco, Angelus, 3 dicembre 2017.