26 giugno 2020: omelia di mons. Fernando Ocaríz

Pubblichiamo l'omelia del prelato dell'Opus Dei per la Santa Messa della festa di san Josemaría.

Opus Dei - 26 giugno 2020: omelia di mons. Fernando Ocaríz

Oggi, nella festa liturgica di san Josemaría, qui accanto ai suoi resti mortali, nella chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace, ricorriamo alla sua intercessione per tutti coloro che stanno soffrendo le conseguenze del coronavirus, e soprattutto per i defunti e le loro famiglie. Adesso il nostro pensiero si rivolge soprattutto a quei paesi in cui la pandemia è ancora presente. La comunione dei santi ci porta a far nostro ciò che riguarda gli altri, perché “se un membro soffre, tutti soffrono con lui”. “Tutti siamo in questa barca – ha detto papa Francesco –; tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”[1].

Le letture della Messa di oggi ci ricordano tre realtà che san Josemaría portava sempre nel suo cuore: l’Eucaristia, l’omnia in bonum (tutto concorre al bene!) e il senso di missione.

“Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20, 28). Queste parole, che leggeremo nell’antifona della comunione, riassumono il percorso terreno di Gesù, che è stato caratterizzato dalla donazione agli altri. “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia” (1 Pt 2, 24). Questo sacrificio si fa presente nuovamente nella santa Messa, dove Cristo si dona a noi totalmente. Egli stesso si offre come alimento che ci sostiene, ci colma della sua misericordia e del suo amore, come avvenne sul Calvario.

Durante questi mesi di isolamento stiamo imparando ad apprezzare di più la partecipazione al sacrificio eucaristico. Molte famiglie, coinvolte in questa difficile situazione, ogni giorno per prima cosa hanno cominciato a seguire in televisione la santa Messa. Da quel momento traevano le forze necessarie per affrontare la giornata e, contemporaneamente, accrescevano il loro desiderio di ricevere il Signore sacramentalmente.

In queste circostanze difficili del mondo, di questo mondo di cui facciamo parte e che amiamo come creazione di Dio, ci riempiono di consolazione queste parole che abbiamo letto nella seconda lettura e che san Josemaría meditò tante volte: “Avete ricevuto uno Spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!” (Rm 8, 15). Saperci figlie e figli di un Dio che tutto sa e tutto può, ci deve dare una profonda gioia, che è frutto dello Spirito Santo.

Questo non significa non imbattersi in difficoltà e sofferenze. San Paolo termina così il testo che abbiamo appena letto: siamo “eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8, 17). Queste parole ci aiutano a comprendere il senso del dolore. Quando qualcosa ci fa soffrire, possiamo unirci al sacrificio di Gesù sulla Croce, con la speranza riposta nella risurrezione. Infatti, “non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l'uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l'unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore”[2].

La fede ci dà la certezza che tutto concorre al bene: Omnia in bonum!, piaceva ripetere a san Josemaría con parole di san Paolo (cfr. Rm 8, 28). Sì, tutto concorre al bene, anche se a volte costa capire il bene che può portare una situazione come quella che stiamo attraversando. Comunque sia, è vero che in questo periodo siamo stati testimoni di innumerevoli dimostrazioni di generosità, di creatività, di iniziative e di lavoro impegnativo di tante persone, che hanno anche messo a rischio la propria vita: personale sanitario, forze di sicurezza, sacerdoti, volontari...

Abbiamo anche saputo di storie di padri e madri che si sono prodigati al massimo per portare avanti la famiglia durante l’isolamento. Questi esempi di donazione ci hanno indotto a essere più uniti, a essere più consapevoli che abbiamo bisogno degli altri e che gli altri hanno bisogno di noi.

Nel Vangelo di oggi leggiamo questo invito di Gesù a Simon Pietro, che lo incita alla missione: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca” (Lc 5, 4). Queste stesse parole le rivolge anche oggi a ciascuno di noi: metti da parte le comodità personali per andare incontro agli altri e trasmettere la gioia del Vangelo, la gioia di una vita accanto a Gesù, che ha dato la sua vita per amore di ciascuno di noi.

Per lanciarsi al largo occorre audacia, voglia di cambiare il mondo. Ma, al di sopra di tutto, è necessario avere un cuore innamorato, permettere che Cristo sia il centro della nostra vita, in modo che sia Egli “l’unico motore di tutte le nostre attività”[3].

Dopo l’invito di Gesù a prendere il largo, leggiamo: “presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano” (Lc 5, 6). Neppure l’efficacia soprannaturale del nostro lavoro dipende dalle nostre qualità, ma dal permettere che sia il Signore ad agire. “Quando ci mettiamo con generosità al suo servizio – spiega papa Francesco –, Egli compie in noi cose grandi. Così agisce con ciascuno di noi: ci chiede di accoglierlo sulla barca della nostra vita, per ripartire con Lui e solcare un nuovo mare, che si rivela carico di sorprese”[4]. Questo è stato l’ideale che ha ispirato la vita di san Josemaría. Sentiva che “l’Opera è nata per estendere in tutto il mondo il messaggio di amore e di pace che il Signore ci ha affidato”[5]. Magari anche noi sapessimo lanciarci con questa stessa fiducia in tutto ciò che il Signore ci chiede.

Noi che partecipiamo a questa Santa Messa – di presenza o attraverso la rete – ci uniamo con l’affetto e con la preghiera a tutta la sofferenza del mondo e ci raccomandiamo ai defunti affinché dal Cielo – con san Josemaría, nel giorno della sua festa – intercedano per tutti noi.

Ricorriamo in modo del tutto particolare a Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra. Ella, consolatrice degli afflitti, ci aiuterà a vedere, con gli occhi della fede, l’amore di suo Figlio nelle difficoltà che stiamo attraversando. Ella, Stella del mattino, ci guiderà per questa strada di amore e di fiducia in Dio.

Mi rivolgo adesso a coloro che, in condizioni normali, avrebbero partecipato a questa celebrazione nella Basilica di Sant’Eugenio. Anche se in Italia abbiamo già superato il momento più critico della pandemia, in altre parti del mondo continua l’isolamento, richiesto dagli effetti del coronavirus. Uniamoci ora nell’orazione a questi paesi, e nello stesso tempo preghiamo per tutti coloro che ci hanno lasciato nei mesi scorsi e per le loro famiglie.

È difficile capire perché Dio ha permesso questa situazione. San Paolo scrive che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”, e san Josemaría lo riassumeva a modo di giaculatoria: Omnia in bonum! Tutto è per il bene! Da ogni contrarietà, Dio ricava un bene, come, probabilmente, abbiamo visto anche noi, in qualche modo, in questi mesi.

Nella festa di san Josemaría, accanto ai suoi resti mortali, possiamo ricorrere alla sua intercessione affinché ci aiuti a restare sempre molto uniti tra di noi e con tutti coloro che soffrono. Sosteniamoci gli uni gli altri per mezzo dell’orazione, dell’affetto, del servizio disinteressato. Papa Francesco, durante il momento straordinario di preghiera per la pandemia, diceva che siamo “tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. Non dimentichiamoci di pregare per il Santo Padre e per il suo ministero nella Chiesa.

Così sia.


[1] Papa Francesco, Momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia, 27-III-2020.

[2] Benedetto XVI, Messaggio in occasione della Giornata Mondiale del Malato, 11-II-2013.

[3] San Josemaría, Apuntes íntimos, n. 1289 (5-X-1935)

[4] Papa Francesco, Angelus, 10-II-2019

[5] San Josemaría, Lettera 16-VII-1933, n. 3.