Una donna innamorata di Dio

Un articolo sulla beata Guadalupe Ortiz de Landázuri, pubblicato il 17 maggio 2019 sul sito Aleteia.org.

Opus Dei - Una donna innamorata di Dio

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Sarà il primo chimico donna ad essere beatificato nella Chiesa cattolica: dentro il cammino dell'Opus Dei ha servito Dio nel lavoro di insegnante e nella formazione delle ragazze, in Messico e in Spagna.

Naturalezza, è la parola che si ritrova più spesso scorrendo la storia di Guadalupe Ortiz de Landázuri e le testimonianze su di lei. E non si tratta di spontaneità o istinto, ma della semplicità elastica e docile con cui la nostra natura si dilata e distende affidandosi completamente a Dio. Come l’impasto tra le mani del fornaio.

Beata

Essere santi nel luogo in cui si è posti, nel lavoro soprattutto, è un impegno dal valore incredibile per il mondo. E Guadalupe lo ha adempiuto con gioia e umiltà, la Chiesa intera esulterà per la sua Beatificazione: papa Francesco – accogliendo la richiesta rivolta dal prelato dell’Opus Dei, mons. Fernando Ocáriz– ha stabilito che Guadalupe Ortiz de Landázuri sia beatificata a Madrid sabato 18 maggio 2019.

Lo scorso 8 giugno lo stesso Papa aveva approvato il miracolo attribuito alla sua intercessione: la guarigione istantanea di Antonio Jesús Sedano Madrid, che nel 2002, a 76 anni, fu affetto da un tumore maligno della pelle vicino all’occhio destro. Poco prima di un’operazione, Antonio chiese l’intercessione di Guadalupe Ortiz de Landázuri, chiedendo con fede che l’intervento potesse essere evitato. La mattina dopo, il tumore era completamente scomparso.

In un’intervista, il postulatore della causa, il sacerdote Antonio Rodríguez de Rivera, definisce Guadalupe:

“Una donna innamorata di Dio, piena di fede e di speranza, che con il suo lavoro e ottimismo aiutò gli altri nelle loro necessità spirituali e materiali. Era evidente la gioia che impregnava tutto il suo agire, anche in situazioni particolarmente difficili”.

Chi era dunque questa donna spagnola che nel cammino dell’Opus Dei trovò la via per santificare il suo lavoro di docente ed essere vera fautrice dell’emancipazione della donna ben prima del femminismo?

Chimica e guerra

Guadalupe sarà il primo chimico donna ad essere beatificato nella Chiesa cattolica. Nacque a Madrid nel 1916 e morì a Pamplona nel 1975, ma oltre alla Spagna trascorse la sua missione in Messico e Italia.

Aveva un temperamento forte e intrepido. Era la più piccola di quattro fratelli, uno dei quali morì poco prima della sua nascita. Perse il padre quando aveva vent’anni: nei primi giorni della guerra civile, a luglio del 1936, suo padre fu arrestato e due mesi dopo condannato a morte, dopo un processo sommario.

Negli studi eccelse fin da piccola, mettendosi in luce come una delle poche ragazze piene di audacia e buoni voti. Nell’ottobre del 1933 s’iscrisse alla facoltà di Scienze Chimiche: tra i sessanta alunni del primo anno, c’erano solo cinque donne. La laurea fu rimandata a causa della guerra civile spagnola, ma concluse nel 1939 il percorso universitario e cominciò a insegnare.

Inoltrandosi appieno nella gioventù, le accadde l’incontro che avrebbe cambiato volto alla sua vita portandola nel tempo ad affondare pienamente i piedi sulla terra, ma con lo sguardo al Cielo:

“Mi piace mettere il cuore in tutti questi problemi, e offrirli a Dio, allo stesso tempo, cose molto umane e altre molto divine. Non è questo veramente il nostro Cammino? I piedi in terra ma guardando sempre (ogni momento) al Cielo, per poter vedere più chiaramente quello che succede vicino a noi”. (da Lettere a un santo)

In Messico al fianco delle donne

Fu l’incontro con Josemaría Escrivá de Balaguer, Fondatore dell’Opus Dei, quello che permise a Guadalupe di capire che Dio la chiamava a essere parte, con una disponibilità totale e vivendo il celibato apostolico, di questa nuova istituzione nata nel seno della Chiesa cattolica. La chiamava, più precisamente, a dare testimonianza della misericordia di Dio nel terreno più tosto da dissodare, il quotidiano e il lavoro.

Descrive se stessa come disordinata e manchevole in molte faccende, ma chi l’ha conosciuta parla di una gioia contagiosa, di ottimismo e generosità. Mara, una studentessa italiana che la ebbe come insegnante in Spagna, la descrisse così:

"Riusciva ad essere una vera professoressa senza risultare antipatica: ricordo che dava nozioni scientifiche con affetto, anche a persone che non avevano quasi nessuna preparazione teorica. Era sempre molto delicata".

E’ una santità che si fa strada sul sentiero della gentilezza verso gli altri e della risolutezza nel fare. A tu per tu con se stessa, redarguisce la sua coscienza per ogni piccola mancanza e confida tutto al suo padre, San Josemaria. Un dettaglio significativo: non corregge mai le lettere che gli scrive, segno di una grande libertà nel consegnare la sua anima intera, anche nei chiaroscuri. Si può essere corretti solo da un maestro, non da se stessi; spesso le correzioni che facciamo da soli al nostro “aspetto” nascono dalla vanità egoistica di mostrare un ritratto presentabile. Ma che gioia liberante c’è nel consegnarsi impresentabili a chi ha strumenti migliori dei nostri per cambiarci.

Il carattere dalla tempra forte di Guadalupe non venne meno col passare del tempo, anche quando Dio levigò la sua anima attraverso la prova della malattia.

Zelo e patimento

Nel 1956 lasciò il Messico per collaborare con San Josemaría nella direzione dell’Opus Dei a Roma, ma gravi problemi di salute le imposero di tornare a Madrid per curarsi: si trattava di una stenosi mitrale nel cuore che le procurerà una prostrazione sempre più seria. Guadalupe trasformò il rientro in Spagna in nuova occasione di missione: completò gli studi del dottorato in Chimica ed entrò come professoressa nell’Istituto Ramiro de Maeztu e successivamente, come cattedratica nella Scuola femminile di Maestría Industrial della capitale. Collaborò anche all’avvio del Centro di Studi e Ricerche in Scienze Domestiche (CEICID), dove impartì lezioni di Chimica dei Tessuti. Poche delle sue studentesse si accorsero della sua malattia, e lei non mancò di essere presente anche nell’accudimento della propria madre.

Nel 1975 le fu fatale un’insufficienza respiratoria dopo un intervento cardiaco, morì il 16 luglio a Pamplona. Il breve ritratto che abbiamo offerto di questa donna, presto beata, è una testimonianza delle migliori virtù che si ritrovano in Maria stessa, la più attraente – e lontana dal nostro modo di vivere – è la fortezza che s’irrobustisce nell’umiltà. Il prelato dell’Opus Dei, mons. Fernando Ocáriz, ha usato questa efficace sintesi per ringraziare della presenza di questa amica in più che abbiamo in Cielo:

“La vita di Guadalupe ci aiuta a vedere che darsi interamente al Signore, rispondendo con generosità a ciò che Dio ci chiede in ogni momento, ci permette di essere molto felici qui sulla terra e poi in cielo, dove saremo felici per sempre”.


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