Le scuole d'affari analizzano il lavoro domestico

La valutazione e le ripercussioni della professione alla quale Dora del Hoyo ha dedicato la propria vita è il tema di una ricerca alla quale partecipano 94 paesi.

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Opus Dei - Le scuole d'affari analizzano il lavoro domestico Patricia Debeljuh, direttrice del Centro Walmart Conciliación Familia y Empresa dell’IAE Business School.

Intervistiamo Patricia Debeljuh, direttrice del Centro Walmart Conciliación Familia y Empresa dell’IAE Business School, che ha presentato il primo resoconto globale di una ricerca sulla valutazione e sulle ripercussioni del lavoro domestico su persone e società.
Perché una scuola d'affari ha deciso di dedicarsi allo studio del lavoro domestico?
Siamo convinti che quando pensiamo alla sostenibilità dei nostri paesi, alla sostenibilità delle nostre imprese, dobbiamo lavorare alla costruzione del capitale sociale dei nostri paesi, che sono le famiglie.
Quando si trascura la famiglia, una società comincia a crollare. Fa parte della responsabilità sociale di un imprenditore rendersi conto che i dipendenti, che lavorano otto o nove ore al giorno, svolgono una vita fuori dal lavoro e per la maggioranza delle persone si tratta di una vita dedicata alla costituzione di una famiglia.

abbiamo potuto constatare che in tutte le classi sociali il primo motivo per cui le persone vanno a lavorare è la famiglia

Qui in Argentina abbiamo potuto constatare che in tutte le classi sociali il primo motivo per cui le persone vanno a lavorare è la famiglia. Però, paradossalmente, alla fine della giornata a ogni famiglia è riservata la parte peggiore di ognuno, perché la giornata è stata troppo lunga o perché le preoccupazioni dell’ambito lavorativo vengono portate a casa e hanno un impatto negativo sulla famiglia.
Nelle scuole d'affari ci si comincia a rendere conto che fa parte della nostra responsabilità formare gli imprenditori, i leader del paese, affinché operino un cambiamento culturale che li porti a pensare che la loro funzione non consiste solo nel guadagnare denaro, ma soprattutto nel favorire uno sviluppo sostenibile del proprio paese che, a parte lo sviluppo economico, dia la priorità allo sviluppo umano delle persone.

Però, paradossalmente, alla fine della giornata a ogni famiglia è riservata la parte peggiore di ognuno

In base allo studio realizzato, che cosa s’intende per lavoro domestico?
Spesso il lavoro domestico è identificato esclusivamente con una serie di compiti specifici che svolgiamo per portare avanti una casa. Per esempio: far pulizia, tenere tutto in ordine e in buono stato, fare la spesa, cucinare. Ma anche se il lavoro domestico comprende questi aspetti, in ogni caso si deve parlare del lavoro domestico associandolo agli aspetti che riguardano la cura delle persone: questo è il suo fine.
Ogni persona ha delle necessità fisiche che si soddisfano con una buona alimentazione o con alcune ore di sonno, ecc. Però abbiamo anche delle necessità affettive, che sono vincolate a quelle fisiche, perché la materialità di apparecchiare la tavola, preparare il pranzo, non si limita solo a questo..., ma è anche la dimostrazione di altre necessità di affetto, di tenerezza, di servizio, che ogni persona ha.

Che contributo danno, dunque, queste attività?
Alle attività domestiche succede qualcosa di simile all’aria: ognuno si rende conto di quanto sia importante quando manca. Quando nessuno si preoccupa di preparare il pranzo, di fare la spesa o di mettere in ordine una camera, qualcuno dice: “qui è successo qualcosa, manca qualcosa”.
Quando certe cose si fanno tutti i giorni, diamo per scontato che si fanno automaticamente. Dietro alla materialità di questi compiti, che possono dare l’impressione di essere ripetitivi, o anche monotoni perché tutti i giorni si fanno le stesse cose, dobbiamo scoprire altri valori che vanno uniti a questi compiti: l’affetto, il servizio, la dedizione, la generosità. Si tratta di valori che sono portatori di una logica totalmente differente dalla logica che abbonda nel mondo dell’imprenditoria, nella vita sociale.

Si tratta di valori che sono portatori di una logica totalmente differente dalla logica che abbonda nel mondo dell’imprenditoria, nella vita sociale

Quali differenze lo distinguono da altri lavori?

Nel lavoro, ognuno è valutato per quello che fa. Se uno fa un buon lavoro, alla fine del mese ti pagano uno stipendio, alla fine dell’anno ti danno un premio, un bonus, o un certo prestigio professionale fra i tuoi colleghi. Tutto frutto di quello che uno fa. Frutto di quello che uno fa è quello che riceve e quello che riceve ti permette anche un certo livello di vita. Questo fare si collega direttamente con un avere. Quanti più riconoscimenti hai, premi o stipendi ricevi, ti potrai concedere il lusso di possedere più cose, perché materialmente le potrai acquistare. Questa è la logica del mercato, dell’economia, della vita sociale: valutare le persone per quello che fanno e, di conseguenza, anche per quello che posseggono.

Invece la logica della vita familiare è completamente diversa: è la logica dell’essere. Infatti, nella famiglia ogni persona è amata per quello che è e non per quello che fa o per quello che ha, ed è amata incondizionatamente, per sempre. In nessun lavoro ti amano per sempre. Invece nella famiglia le persone sono amate per quello che sono.

Quali sono le conclusioni ottenute dalla sua istituzione?

Nel Global Home Index abbiamo fatto una domanda che si è rivelata molto importante: la gente sostiene o considera che si dà più importanza al successo professionale che alle attività domestiche. Questo maggior apprezzamento del successo professionale è direttamente collegato al fatto che socialmente si apprezza di più il fare e l’avere che l’essere.

Quando trattiamo questi argomenti nelle scuole commerciali cerchiamo di cambiare questa mentalità: ogni persona deve scoprire che per prima cosa deve essere, e nella misura in cui è, potrà fare e, di conseguenza, avere. Con questo proposito lavoriamo insieme a Home Renaissance Foundation: rivitalizzare la cultura della vita di famiglia, dimostrare che questo è ciò che vale di più in una persona.

Lei ha accennato alla mancanza di un riconoscimento sociale. Sarebbe necessario promuoverlo?

Certamente, e questo tipo di studi mira anche a questo. Sono la base per progettare nuove politiche lavorative, fiscali, familiari, che favoriscano la dedicazione ai lavori domestici, all’assistenza delle persone in famiglia: i bambini, gli anziani, i malati, coloro che attraversano uno stato di vulnerabilità.

Oggi lo Stato tende a mettersi al posto della famiglia; però questo è un errore che sarà insostenibile a medio e lungo termine. Nello stesso tempo, occorre che la famiglia sia adeguatamente protetta per poter svolgere queste mansioni senza che comportino un logoramento di chi se le accolla.

E la qualificazione professionale? La retribuzione economica?

È irrinunciabile far passi da gigante per utilizzare, al servizio delle persone, tutti gli accorgimenti che contribuiscano a un’assistenza migliore: tecnologia, alimentazione, aspetti psicologici. La retribuzione è una sfida che bisogna promuovere in ogni paese a seconda delle situazioni locali. Per ciò che ho visto nei miei recenti viaggi, alcuni stanno affrontando il problema molto bene.

Qual è il contributo che il lavoro domestico può dare allo sviluppo sostenibile, allo sradicamento della povertà?

Questi temi sono direttamente legati alla cura dell’ecologia umana. La nostra società ha preso coscienza che per molti secoli non ci siamo presi cura della natura e la natura ha protestato per mezzo di un terremoto, di uno tsunami, ecc., e, di conseguenza, ora abbiamo preso coscienza che dobbiamo prenderci cura del mezzo ambiente.

Orbene, siamo sotto gli effetti di un altro tipo di contaminazione: quella che riguarda l’ecologia umana, quell’habitat naturale di cui hanno bisogno le persone per nascere, crescere e svilupparsi. Da quello che ciascuno riceve, soprattutto nei primi anni di vita, dipende il futuro di una persona.

In questo momento sulla terra stanno nascendo una gran quantità di animali di specie diverse. Qualunque animaletto nasca, di qualunque specie sia, sopravviverà da se stesso. Invece, ogni essere umano che oggi nascerà avrà bisogno di qualcuno che lo accolga e lo riceva, lo nutrisca, gli offra un rifugio se fa freddo, ecc. Ogni essere umano ha bisogno dell’altro.

Se pensiamo ai paesi ad alto indice di povertà, dobbiamo essere consapevoli che è urgente prendersi cura dell’ecologia umana, soprattutto in quelle famiglie nelle quali mancano i mezzi economici per poter offrire a ogni persona che accolgono, a ogni bambino che nasce, le condizioni minime perché possa crescere e svilupparsi, fisicamente ed emotivamente.

La povertà non è solo di natura materiale; spesso la povertà è di natura affettiva. A volte sembra più urgente la povertà materiale e bisogna affrontarla, perché sappiamo che quando un bambino non si alimenta bene nei primi due anni, poi il suo cervello non riesce a svilupparsi... Però bisogna prendere in considerazione anche la povertà affettiva, che si nota generalmente in quei paesi dove le necessità materiali sono assicurate. Spesso questa povertà affettiva fa sì che i bambini e gli anziani siano trascurati, non curati e non protetti, pur vivendo in una bella casa.

dobbiamo pensare a lavorare per fortificare ciò che le persone posseggono di grande valore

Può fare qualche esempio?
Il alcuni paesi del primo mondo si osserva il fenomeno dei “bambini chiave”. I bambini vanno a scuola con un nastro nel quale sono inserite le chiavi di casa. Vanno e ritornano da soli. Nelle città perfettamente vigilate con le telecamere di sicurezza, il bambino esce da casa, percorre cinque o sei isolati, si presenta a scuola e alla fine ritorna a casa. Apre da solo la porta, e in casa l’aspetta una TV – una o anche più –... Sappiamo quello che comporta una povertà di vincoli. Quando parliamo della cura che dobbiamo avere per la casa, per l’ecologia umana, dobbiamo pensare a lavorare per fortificare ciò che le persone posseggono di grande valore: gli affetti, le relazioni interpersonali, perché è questo che ci fa essere persone migliori. Si può avere il miglior cellulare, ma questo non ci fa essere persone migliori; invece interloquire con altri, imparare da altri, arricchirsi con l’altro, è l’unico modo che ci permette di crescere e migliorare. Se lavoriamo intorno a questi temi, staremo nella logica dell’essere.